martedì 10 aprile 2012

GOOGLE CAMPUS IN LONDON

Google apre il suo Campus nel Silicon Roundabout, la Silicon Valley londinese a Old Street, nell'est della città. La Tech City della capitale britannica continua a crescere a ritmo vertiginoso: non ci sono più dubbi sul fatto che Londra sia oggi la capitale europea della tecnologia e, come ha fatto orgogliosamente notare George Osbourne, Cancelliere dello Scacchiere, la prima Internet economy del continente. 
Il Google Campus è un edificio di sette piani che si propone come spazio comune di lavoro e scambio per le startup tecnologiche della città, le quali, vale la pena di ricordarlo, sono passate da 200 a oltre 700 in meno di tre anni. Il concetto dell'hub tecnologico, cui il Campus si ispira, prevede la creazione di una sorta di comunità di aziende che lavorano spalla a spalla e beneficiano di Internet wireless, sale per meeting, caffetteria e aree comuni a un costo col quale non sarebbe certo possibile affittare un ufficio, tantomeno a Londra. 

Si può scegliere di diventare un Campus resident, quindi di avere una workstation permanente 7 giorni su 7, 24 ore al giorno, oppure di “Work from the Café”, ovvero fare una membership ben più economica che non garantisce una postazione fissa ma permette di lavorare dal café del Campus, sempre con copertura wireless, e di avere accesso a tutte le attività del centro. Sì, perché all'interno del Google Campus, come di altri hub tecnologici londinesi, si tengono ogni giorno un'impressionante quantità di eventi: workshop e conferenze con esperti e grandi nomi dell'imprenditoria tech, incontri di networking tra imprenditori, incontri tra webdeveloper oppure incontri tra i primi e i secondi (tutti con buffet incluso e, in genere, gratis). Inoltre il Campus, forte dell'esperienza e del know how di un colosso come Google, fornisce anche un prezioso servizio di mentoring continuativo a tutte le aziende residenti. 
Si tratta di una formula vincente già presente nella città con altri soggetti come TechHub, ora partner di Google nell'operazione Campus con un piano dei sette dedicato, Central Working, anch'essa partner del Campus e Innovation Warehouse, un hub istituzionale e no profit sponsorizzato dalla City of London Corporation. Altri partner di Google in questa operazione sono SeedCamp, un programma di investimento per startup che finanzia venti società ogni anno e Springboard, un cosi' detto acceleratore di startup tecnologiche, in pratica una sorta di workshop di 13 settimane nelle quali le neo società tech vengono sottoposte a un addestramento intensivo (boot-camp) per far crescere il loro business più velocemente possibile e, possibilmente, trovare anche dei finanziatori lungo la strada. Ma come è nata questa esplosione di società tecnologiche a Londra? 
Come ha ricordato con giustificato orgoglio George Osbourne, il ministro che ha ufficialmente inaugurato il Campus accendendo l'interruttore di una targa commemorativa in stile graffiti, il governo britannico ha svolto un ruolo fondamentale nella vicenda.

Due anni fa, agli albori di questa rivoluzione digitale, gli imprenditori tech della città hanno chiesto al governo di fare qualcosa per attrarre investimenti. E il governo non ci ha pensato due volte. Un team di esperti del ministero del Tesoro è partito alla volta della Silicon Valley, è andato a bussare alla porta di Google e ha lanciato più o meno questo messaggio: “Vogliamo costruire una Tech City a Londra e ci piacerebbe che voi ne faceste parte”. Da quel momento Google e gli esperti del governo Cameron hanno cominciato a lavorare insieme e Google Campus è il diretto risultato di questo lavoro. 
Se a questo si aggiungono una serie di altri provvedimenti presi, tra cui la più alta agevolazione fiscale del mondo per il cosiddetto “angel investment” (investimento in startup),che da Aprile sarà portata al 50% del capitale investito; la creazione di istituti di ricerca come lo Smart Cities Institute e l'Open Data; una Visa (permesso di soggiorno) per imprenditori extra europei e l'Innovation Launch Pad, uno strumento col quale le società possono fare il pitch (presentare) i loro progetti tecnologici direttamente al governo, si capisce perché la Tech City londinese sia in piena esplosione. E ovviamente le grandi aziende non stanno perdendo tempo: Intel, Cisco, Amazon, Qualcomm, Vodafone, sono già tutte qui. La Tech City londinese quindi come risposta alla Silicon Valley Usa. 
Ma cosa manca alle startup europee per essere competitive come quelle americane? A parte, ovviamente, la disponibilità di investimenti. In soldoni perché qui in Europa non esiste un Facebook o uno YouTube? Lo chiedo a Eze Vidra, Google’s Head of Campus, che risponde così: “La differenza maggiore tra le startup Usa e quelle europee è la mentalità: gli imprenditori americani pensano in grande fin dall'inizio, sono più coraggiosi, lo si vede già da come fanno il pitch della loro idea, sono talmenti entusiasti da risultare quasi aggressivi”. 
Con la speranza che la Tech City europea diventi prima o poi un concorrente per l'ormai mitologica Silicon Valley californiana, quale migliore chiusura se non il grido di battaglia di Google Campus “Let's fill this city with startups” ("Riempiamo questa città di startup”).

FONTE:  www.wired.it

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