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domenica 10 gennaio 2016

SCOPRI COSA GOOGLE PENSA DI TE

Tutte le ricerche, i dati, le immagini, sono raccolti nei portentosi database del motore di ricerca. Ogni utente può accedere ai suoi, e capire quanto valgono

Che Google sappia tutto è ormai un dato di fatto. Quello che, forse, non tutti sanno, è che si può capire, più o meno, quello che Google pensa di ciascuno dei suoi utenti.
Lo spiega su Medium Cloud Fender, esperto di tecnologia. Il motore di ricerca più grande del mondo permette a ciascuno degli utenti (cioè chi ha un account Gmail) di monitorare i dati che lo riguardano e, in un certo limite, anche rimuoverli. Non è trasparenza, ma è qualcosa.

martedì 5 gennaio 2016

INTERNET NON DORME MAI

Si chiama caccia ai “single point of failure”, o Spof, e riguarda la fornitura elettrica, il raffreddamento e un mare di altre cose fondamentali per un data center. La parola chiave? Ridondanza.
Noi usiamo la nostra piccola porzione di Internet, che bene o male è sempre lì, anche se ci svegliamo nel cuore della notte (..).
La domanda vera, però, non è: «Perché noi ci svegliamo per andare su internet», bensì, «Come fa internet a non dormire mai»?
(..)Certo, ai tempi una stanza intera serviva per un unico elaboratore e per trasportare un modulo 5 Mb di memoria serviva un aeroplano, ma i problemi alla base di un “data center” sono sempre stati gli stessi: come fare in modo che questo cucciolo funzioni sempre.

mercoledì 9 dicembre 2015

SHARING ECONOMY


PER GLI STUDENTI DEL CORSO DI ECONOMIA E GESTIONE AZIENDALE
Esercitazione in aula
Dopo aver letto l'articolo QUIcompila il QUESTIONARIO
Commenti al testo e alle risposte che gli studenti daranno al questionario, verranno elaborati durante l'attività di aula.
Qui è possibile leggere i risultati del questionario poi commentati in aula.

giovedì 12 novembre 2015

CV E PROFILO FACEBOOK


Se ancora avete bisogno di capire perché dovreste (anzi, dobbiate) diventare, almeno un po’, social media manager di voi stessi – specialmente se state cercando un lavoro o volete tenervi stretto il vostro – dovreste leggere l’ultima ricerca di Adecco insieme all’Università Cattolica di Milano battezzata Work trends study. La sostanza? Il 35% dei recruiter intervistati per il mercato italiano, circa 143, ha ammesso “di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social”.


Su tutti, ovviamente, Facebook. E se quei reclutatori hanno avuto accesso così semplicemente alle vostre bacheche significa, per inciso, che non curate a dovere la privacy del vostro account o non badate troppo a chi date l’amicizia.
Definisci il concetto di web reputation e fai degli esempi.