Non solo post o tweet, ma conversazioni per immagini. Ai fiumi di parole si sostituiscono rettangoli digitali di ogni tipo, da collezioni di moda a lavori d'artigianato, da scansioni di pagine a prodotti e servizi che emozionano e che incentivano concorsi acquisto. Così la rete anche in Italia ha iniziato a «pinnare», azione di coloro che abbracciano Pinterest, social network nato meno di due anni fa Oltreoceano dalla genialità di Evan Sharp, Ben Silbermann e Paul Sciarra e dedicato alla condivisione di foto e alla loro catalogazione. Numeri incrementali da far impallidire: secondo Mashable, che rielabora i dati di ComsCore, i visitatori oggi sono quasi 12 milioni con un tempo medio di permanenza di 16 minuti (su Facebook è di 12). Piace alle aziende Pinterest, perché incentiva la propensione all'acquisto, soprattutto su target alto-spendenti e sensibili: il 68% dei pinneristi è composto da un pubblico femminile, intento a navigare i board, ovvero le pagine. E – confermano gli analisti – sono proprio le donne (di cui la metà mamme) a essere maggiormente propense ad attività di e-commerce agevolate da Pinterest. Per Pinterestitaly – osservatorio fondato da Domenico Armatore, Azzurra Tacente e Paola Sangiovanni – tra le tipologie di immagini pinnate dai brand spiccano quelle del settore food e beverage con il 22 per cento. Seguono immagini sul mondo femminile, case e arredo per il 15%, abbigliamento e calzature per il 12%.
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martedì 19 giugno 2012
BRANDS & PINTEREST
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venerdì 13 aprile 2012
FACEBOOK, INSTAGRAM E LE APPS
Perche' Facebook ha sborsato un miliardo di dollari per comprare Instagram? Semplice: perché la sorprendente company di San Francisco fa - molto bene - quello che il gigante di Zuckerberg non è stato capace di fare al meglio, ovvero condividere immagini dai dispositivi mobili. E potenzialmente rappresentava un problema. Proprio così, il social network più grande del pianeta con i suoi 850 milioni di utenti fa tante cose, ma ha un peccato originale con il quale evidentemente sta facendo i conti: è nato per la condivisione via desktop, così si è sviluppato e così ha imposto la sua legge. Ma è altrettanto indiscutibile che il suo software per smartphone e tablet non verrà certo ricordato come una killer application. Il tutto accade mentre aziende più giovani e snelle scelgono di non competere con Facebook ma di provare a svelarne il suo tallone d'achille. Riempiendo spazi non occupati adeguatamente. Quello della condivisione via mobile, appunto.
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